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Venerdì 18 Gennaio | 19:03
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Savoldelli: Lance tradito dal sogno americano

«Non sono convinto affatto che abbia vinto sette Tour solo per essersi dopato. Quello che ha rovinato Lance e' stato il fatto di incarnare il sogno americano». Paolo Savoldelli per il texano non e' stato un gregario qualunque. Il 'falco', com'era soprannominato da corridore, gli fece da gregario al Tour de France 2005 (l'ultimo dei sette vinti dal fuoriclasse americano, allora alla Discovery Channel) subito dopo che l'azzurro aveva conquistato rocambolescamente il Giro d'Italia davanti a Gilberto Simoni.
«Era un atleta fisicamente fortissimo - ricorda Savoldelli, che attualmente e' opinionista -, un uomo di un altro pianeta. Aveva caratteristiche incredibili, le corse piu' erano difficili e piu' lui si caricava».
«Io ho corso con lui che era a fine carriera - dice Savoldelli - ma era impressionante. Era un vincente nato, un dominatore. Per queste sue doti si era riuscito a costruire attorno tutto un entourage, che col tempo ha creato un movimento di denaro pazzesco».
E potrebbe essere stato proprio il sogno americano a rovinarlo. «Aveva dietro un paese enorme come gli Stati Uniti - spiega -, ha partecipato anche alla campagna elettorale di George W. Bush. Dietro di lui c'erano tanti sponsor. Era l'idolo degli americani, il fatto che sia riuscito a vincere anche il cancro lo ha reso ancor piu' personaggio. Era obbligato a vincere, tanto volte mi sono chiesto come facesse a convivere con tante pressioni addosso».
Nella sua intervista-confessione Armstrong afferma di non aver «mai ordinato a nessuno di doparsi». «Non credo ci si dopi perche' si e' obbligati o te lo ordina qualcuno» dice ancora Savoldelli. E' sicuramente un altro brutto colpo per l'immagine del ciclismo. «Il nostro sport sta pagando errori del passato, il ciclismo non e' mai stato cosi' pulito come oggi, ma i corridori di oggi vengono additati per quello che non sono per colpe non loro. Lance ha sbagliato e paghera'. Ma il suo sbaglio piu' grosso e' stato tornare a correre».
A confermare le parole di Savoldelli anche un altro ex gregario del passato di Armstrong. «Il Lance che ho conosciuto io sono sicuro che era pulito - dice Andrea Peron, coetaneo dell'americano e suo compagno ai tempi del Team Motorola -. Quella squadra non era la Us Postal - ammicca -, il cambiamento di Armstrong e' avvenuto li'». I due nel '95 si allevano intorno a Como, grazie all'amicizia comune con il compianto Casartelli. Nel '96 fu scartato dalla squadra per il Tour, poi dopo Atlanta arrivo lo choc della malattia di Armstrong.
L'americano ha dichiarato di essersi dopato perche' «altrimenti sarebbe stato impossibile vincere». «Sono frasi di circostanza - dice Peron - dietro le quali ci si nasconde per giustificarsi. Ma quello che ho conosciuto io era un fenomeno, che non aveva bisogno del doping. Senza forse di Tour non ne avrebbe vinti sette, ma due o tre sicuramente. A un certo punto si e' fatto prendere dalla voglia di strafare, dal delirio di onnipotenza. Ma sarebbe stato un campione comunque, anche senza doping». (ansa).

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