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Giovedì 12 Luglio | 08:31
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GIRO D'ITALIA. Alternanza con il Tour: per correrlo a luglio

IL GIRO d’Italia è pronto alla riscossa. Senza presupponenza, ma  
soltanto per vedersi restituito il prestigio che merita e che la  
storia gli ha assegnato in oltre cent’anni di vita. Il progetto è  
quello di chiedere all’Uci, la Federazione Internazionale,  
un’alternanza con il Tour de France nel calendario internazionale. Ci  
spieghiamo meglio: una stagione con Giro a maggio e Grande Boucle a  
luglio, in quella successiva Tour a maggio e Corsa Rosa a luglio. E  
così via, in una continua alternanza. Mauro Vegni, il patron che si  
occupa della parte tecnica della competizione, si limita a dire: «Il  
ciclismo deve avere cura delle sue corse più importanti, chiederemo  
all’Uci di salvaguardare il Giro». Un’alternanza con il Tour? «Perché  
no? Pensi a una tappa come quella dell’Alpe di Pampeago o dello  
Stelvio affrontata in un periodo di vacanze! S’immagina quanta gente  
ci sarebbe sulle nostre strade?». Impossibile dargli torto.

RIVOLUZIONE Il problema, lo abbiamo detto molte volte è duplice. A)  
Il Giro è ormai pizzicato tra due momenti topici del calendario  
internazionale: quello delle classiche, fondamentale per alcuni  
corridori, e quello del Tour, che quest’anno oltretutto offriva un  
altro prezioso lasciapassare a coloro che lo avrebbero disputato: il  
fatto di presentarsi al top della condizione per i Giochi di Londra.  
B) L’obsoleta suddivisione tra squadre World Tour e tutte le altre,  
una bipartizione che serve soltanto a versare ingenti somme di denaro  
all’Uci, prevede l’obbligatorietà di avere al via tutte le squadre di  
prima fascia nelle cosidette “corse monumento”. Ma così facendo  
penalizza le corse stesse, Tour escluso. In altre parole, depaupera  
soltanto il Giro, con il risultato di vedere all’opera squadroni che  
sono tali soltanto sulla carta ma che in effetti presentano nel Bel  
Paese formazioni mediocri e ambizioni ancora più inesistenti.  
Quest’anno poi s’è raggiunto il ridicolo da “ufficio inchieste” con  
il caso Frank Schleck.

ERRORE Il Giro d’Italia fece a suo tempo un clamoroso errore, che  
risale all’epoca in cui l’Uci chiese a italiani e spagnoli chi dei  
due fosse disposto a spostare la propria corsa a settembre. Gli  
iberici che avevano la Vuelta ad aprile (con problemi di eccessiva  
vicinanza con le classiche e con l’eterna spada di Damocle del  
maltempo sulle alte vette) si dissero ben lieti, gli italiani no. E  
furono più scaltri loro, visto che oggi la Vuelta è concepita come  
impegno fondamentale per preparare al meglio il Mondiale su strada. I  
“Girini” vollero salvare la tradizione, sbagliando. La stessa  
tradizione che oggi tradirebbero volentieri, facendo benissimo nel  
chiedere uno spostamento in piena estate.

SOLUZIONI E’ nell’interesse della stessa Uci ridimensionare lo  
strapotere del Tour, che rischia di “ammazzare” le altre corse. Ma  
sarebbe una soluzione saggia diminuire anche il numero di atleti al  
via per ogni squadra (massimo sette in luogo di nove) nelle grandi  
corse a tappe, rendendo la competizione più spettacolare perché meno  
controllata; permettendo a un numero maggiore di sponsor di entrare  
nel ciclismo con il sogno di disputare Giro, Tour e Vuelta;  
consentendo di avere allo start 27-28 team, molti dei quali  
“affamati” e dunque votati all’offensiva. Guardate il Giro con la  
super-Liquigas che ha fatto fior di andatura, bloccando le fughe; e  
constatate quanto sia stucchevole lo strapotere Sky al Tour, che  
mister Wiggins vincerà grazie alle crono e senza un solo allungo in  
vetta...

COMPETENZA Il problema è che il governo del ciclismo dovrebbe  
privilegiare la competenza sportiva agli interessi economici. A chi  
giova disputare un Tour che nei primi dieci giorni si trasforma in un  
rollerball, con corridori spesso a terra per la frenesia totale di  
mettersi in mostra nella corsa più importante del mondo? Perché non  
rivalutare le bellezze di Giro d’Italia e Vuelta di Spagna,  
restituendo a entrambe l’antica dignità? Quest’anno al Giro si sono  
presentati al via solo 4 corridori dei primi 20 del ranking. Un giro  
a luglio e un Tour a maggio garantirebbe un doppio polo d’interesse.  
Ma ci vorrebbe un’Uci coraggiosa...

da «Tuttosport» del 12 luglio 2012 a firma Paolo Viberti

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