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Martedì 3 Gennaio | 16:36
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L'INTERVISTA Bettini: «Per Londra i giovani ci sono»

Paolo Bettini va di corsa: lo ha fatto per una vita in bici, adesso lo fa a piedi. «E’ un modo diverso per mettersi alla prova», scherza l’ex Grillo del pedale, che qualche settimana fa a Reggio Emilia ha finito la sua prima maratona. Ironia del caso, la città e la specialità di un altro campione olimpico di Atene, Stefano Baldini, che nella sua seconda vita, invece, ha iniziato a faticare in bici.
Per mettersi alla prova, Bettini nel 2012 ha un’occasione unica: cercare di rivincere l’Olimpiade. Stavolta come ct di un ciclismo che ha appena chiuso un altro anno amaro: a secco nelle classiche che contano per la terza stagione (l’ultima vinta, il Lombardia di Cunego, risale ormai al 2008), l’Italia è rimasta a digiuno anche nei grandi giri e al Mondiale. Non siamo davanti all’anno zero: semmai, ci aspetta una stagione in cui il primo obiettivo è cancellare lo zero.

Bettini, anno bisesto, anno...?
«Olimpico, ovviamente».

Cosa le fa venire in mente l’Olimpiade?
«Atene. Della mia prima avventura, a Sydney, ho un vago ricordo: l’abbiamo vissuta da lontano, alloggiavamo fuori dalla città, il clima olimpico l’abbiamo respirato soltanto il giorno della gara».

Un flash di Atene?
«Facile dire il podio, ma a me è rimasto impresso il tendone del ristorante: vedere atleti di ogni nazione e ogni disciplina mangiare assieme è una sensazione indimenticabile».

Olimpiade è...
«L’essenza dello sport».

Lei ha vinto l’oro ai Giochi e due Mondiali: la differenza?
«Il Mondiale ti consegna alla storia del tuo sport, l’Olimpiade ti apre al mondo: se porti a casa una medaglia, ti riconosce anche chi in bici non c’è mai salito».

Un nome per Londra?
«Uno non basta: sarà una lotteria. Poi, lo sapete, i pronostici non sono il mio forte...(prima dell’ultimo Mondiale, vinto da Cavendish, aveva tolto l’inglese dall’elenco dei favoriti, ndr)».

Che corridore vincerà i Giochi?
«Uno che va forte su tutti i terreni: dovrà esser lucido, scaltro e con doti di fondo, perchè 250 chilometri non sono per tutti».

Un campione vero, insomma.
«Immodestia a parte, parla l’albo d’oro: Richard, Ullrich, il sottoscritto e Sanchez. Da quando i Giochi sono aperti ai professionisti, non ha mai vinto uno qualsiasi».

Un italiano per il podio?
«Anche qui, un nome solo non basta: tra i giovani con cui ho lavorato quest’anno, in una gara dove si corre in cinque e bisogna essere opportunisti, ce n’è più di uno che può sognare una medaglia».

Una maglia per Londra lei l’ha già assegnata: all’ex ct e presidente onorario Martini.
«Confermo: Alfredo sarà con noi. Quando l’ho invitato a Londra l’estate scorsa per il test olimpico, mi ha risposto: ‘Paolo, se mi convochi vengo’. E’ già convocato».

Niente maglie per chi è reduce da squalifiche per doping, invece...
«Federazione e Coni hanno preso una decisione coraggiosa: è una bella svolta, anche perchè sacrifichiamo uomini competitivi come Basso, Scarponi e Petacchi. E’ un modo per alzare la testa: prima che alle medaglie si guarda alla qualità dell’ambiente».

Decisione che ha sollevato polemiche.
«Si discute anche perchè, dietro gli esclusi dalla Nazionale, non ci sono giovani pronti per vincere. Viviamo un ricambio difficile: si soffre, ma con buone speranze».

Le riveli.
«Modolo, Viviani, Belletti, Ulissi, lo stesso Oss che da due anni è in Nazionale: il materiale c’è. Bisogna aver fiducia e pazienza».

Introducendo i raduni durante l’anno lei semina per il futuro: si può parlare di metodo Bettini?
«Vengo dalla campagna, a seminare ho imparato lì... Scherzi a parte, sapete che questo è un progetto pensato da Franco Ballerini (il ct scomparso nel 2010 in un incidente di rally, ndr): io cerco di realizzarlo meglio che posso. Ho sempre detto che non so se da ct sarò bravo come lo sono stato in bici, ma un’idea di Nazionale ce l’ho e la seguo: qualcosa mi riesce, qualcos’altro no».

Ci vuole tempo...
«Soprattutto quello: altri sport vivono di Nazionale e per farla giocare interrompono la stagione, nel ciclismo se vuoi far correre la Nazionale devi muovere le montagne, perché comandano i calendari. Un ct della bici lavora sempre con tempi strettissimi».

Bettini, nel 2011 ha vissuto un Mondiale deludente e rischiato la vita col suo aereo: contento di aver chiuso l’anno?
«Per esperienza, so che tutto quel che passo mi matura. Sarebbe stato peggio non finirlo, l’anno...».

La speranza per il 2012?
«Come ct vorrei veder qualche ragazzo allargare i gomiti al Mondiale e alle Olimpiadi: sarebbe già un segnale importante. Come cittadino mi auguro di chiudere vicende per le quali pensavo di aver pagato tutto (l’accordo col fisco dopo l’accusa di evasione, ndr)».

Chi sceglierebbe come portabandiera a Londra?
«Valentina Vezzali».

Motivazione?
«E’ una vita che porta a casa medaglie, è personaggio ma fino a un certo punto: rappresenta l’idea della famiglia più che della star da copertina. Il contrario della Pellegrini, troppo incline al gossip: non mi è piaciuto che abbia fatto sapere di non voler accettare un’eventuale ruolo di alfiere».

Bettini, prossima emozione?
«Vedere un giovane italiano sul podio olimpico. Basterebbe il bronzo: sarei più felice di qualsiasi altro risultato al Mondiale».

da «Il Resto del Carlino», «La Nazione», e «Il Giorno» del 3 gennaio 2012 a firma Angelo Costa

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