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Domenica 30 Agosto | 14:36
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La Lampre-NGC: ecco i reali motivi dello stop a Marzio Bruseghin


In seguito ad un articolo apparso questa mattina su 
«La Gazzeta dello Sport» a firma Marco Pastonesi e titolato
«Bruseghin, la Lampre lo esclude», ecco la precisazione
da parte del team blu-fucsia diretto da Beppe Saronni.

«Sono apparsi su un quotidiano sportivo di oggi, 30 agosto
2009, tentativi di spiegare i motivi che hanno portato alla
mancata convocazione, da parte del nostro team, del
corridore Marzio Bruseghin per il Giro del Veneto, corsa per
la quale l'atleta era stato in un primo momento iscritto.
Più che un tentativo di spiegazione, l'articolo si è
rivelato piuttosto una prova di difesa non veritiera, con
citazioni di attenuanti che non trovano riscontro nella
realtà dei fatti.
Questo è il racconto di Fabrizio Bontempi, direttore
sportivo della Lampre-NGC designato per condurre la squadra
al Giro del Veneto, il quale spiega come si è giunti alla
mancata convocazione del corridore: «Già dal termine del
Tour de France Bruseghin era a conoscenza del suo programma
di corse per il finale di stagione e in questo programma
era compreso il Giro del Veneto. A partire dalla mattina di
lunedì 24 agosto ho provato a contattare con telefonate,
messaggi in segreteria, un sms e una email il corridore per
sapere se rispondeva in maniera positiva alla nostra convocazione
per il Giro del Veneto e per comunicargli i dettagli
logistici della trasferta. Nonostante avessi sin dal primo
tentativo di contatto sottolineato l'urgenza con la quale
necessitavo di comunicare con lui, Bruseghin mi ha richiamato solamente
alle ore 20,40 circa di mercoledì 26 agosto: a quel punto
gli ho comunicato che, dopo aver sentito il parere della
società, per il Giro del Veneto avevo dovuto sostituirlo
con una riserva, non avendo ricevuto risposta alla
convocazione e non avendo potuto attendere oltre per
organizzare con massaggiatori e meccanici la logistica della
trasferta».
Dalla ricostruzione dei fatti si desume che il comportamento
tenuto dal corridore è in contrasto con alcune norme e
comportamenti alla base della professione del ciclista.
- Prima di tutto, non risultando reperibile per ben tre
giorni, l'atleta ha potenzialmente rischiato la violazione
delle norme antidoping del codice Uci-Wada: nel caso di
Bruseghin, risultando irreperibile per tre giorni, per
l'atleta sarebbe potuta scattare un'ammonizione ufficiale da
parte dell'Uci (dopo la terza ammonizione il corridore viene
sanzionato con una squalifica).
- Il corridore ha potenzialmente rischiato la violazione
delle norme antidoping Fci-Coni-Nado, secondo le quali la
mancata reperibilità di un atleta porta all'apertura di un
procedimento per mancato controllo antidoping.
- Il corridore ha potenzialmente violato il codice sanitario
interno della squadra: l'equipe medica del team effettua
periodici controlli interni a sorpresa, soprattutto su
atleti di primo piano e in vista di importanti appuntamenti,
come nel caso di Bruseghin, possibile azzurro per i Mondiali
di Mendrisio. Se il nostro staff medico avesse tentato di
contattare il corridore per sapere dove condurre il
controllo, non l'avrebbe trovato.
- Il corridore non ha rispettato il regolamento
comportamentale interno della squadra, discusso e approvato
unanimamente dall'intero organico del team, e da tutti i
corridori sempre rispettato. Il corridore si è reso
responsabile di una mancata convocazione per una gara ed è
reo di non aver rispettato le indicazioni del direttore
sportivo del team.
Quello che però riteniamo sia maggiormente grave, oltre a
tutte queste potenziali ed effettive infrazioni
regolamentari, è la mancanza di educazione e di rispetto
che il corridore ha dimostrato nei confronti di coloro che
lavorano da anni attorno a lui all'interno della squadra.
Crediamo sia inoltre non corretto cercare attenuanti per
tale comportamento, come accaduto sugli organi di stampa:
episodi passati, per i quali riteniamo comunque che il
corridore fosse in torto, sono stati utilizzati come
scusanti per l'atleta, andando a comporre un tentativo di
difesa che, come pensiamo di aver dimostrato con le
informazioni che abbiamo appena fornito, si poggia su una
base non reale».


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